Nebbia #5: maggio
Cosa cerchiamo in una ricetta
Questo weekend ho avuto modo di fare una profonda riflessione su cosa ci aspettiamo da chi, come me, condivide il suo modo di cucinare e di organizzare la cucina online, oltre che far scoprire brand e aziende e proporre contenuti in linea col proprio sentire.
Questo è avvenuto grazie ad un messaggio ricevuto da una follower e a molti scambi successivi con altri lettori, che diceva sostanzialmente:
“Le tue ricette sono pazzesche ma difficili […] Non sono ingredienti di uso quotidiano, almeno per me, quindi non le ho in casa. Quando voglio provare una ricetta, vorrei una cosa semplice con ingredienti da dispensa, senza doverli reperire appositamente”.
Ed è un desiderio comprensibile, lo capisco profondamente, perché oggi la sensazione dominante è quella di essere sempre in rincorsa: sul lavoro, sulla spesa, sul tempo libero, perfino sulla capacità di nutrirci bene.
Ma c’è un punto che secondo me vale la pena dire chiaramente: io non posso sapere cosa avete nella vostra dispensa.
E soprattutto non esiste una dispensa universale.
Nello specifico, la ricetta che ha mosso la riflessione era una crostata che presentava una frolla senza glutine e gli ingredienti esotici erano farina di riso, farina di mais fumetto, fecola di patate e amido di mais.
Quello che per qualcuno è “sempre in casa” (uova, parmigiano, acciughe, farine di più tipo, capperi, burro) per qualcun altro è una spesa da fare apposta. C’è chi tiene sei tipi di legumi e chi compra giorno per giorno. Chi vive vicino ad un mercato e chi torna a casa alle otto di sera passando dal supermercato sotto casa. Chi cucina per abitudine e chi sta ancora cercando di capire come inserirlo nella propria vita senza viverlo come una prova di resistenza.
Al netto delle abilità personali e del desiderio di impiegare più o meno tempo in cucina, per il mio punto di vista, una ricetta “fattibile” non deve necessariamente nascere dal nulla.
Ed è proprio qui che secondo me i social hanno creato un cortocircuito enorme. Negli ultimi anni siamo stati educati all’idea della cucina ultra-semplificata: le ricette da tre ingredienti, i piatti “furbi”, i dolci pronti in dieci minuti, le cene “con quello che avevo in frigo”. Contenuti utilissimi, certo. Anch’io a volte li salvo. Ma il problema nasce quando questo linguaggio diventa l’unico possibile.
Tre ingredienti, nessuna spesa, nessuna preparazione, zero tempo, zero tecnica, possibilmente anche zero stoviglie. Una cucina senza attrito, senza pianificazione, senza intenzione.
Perché a quel punto succede una cosa strana: iniziamo a pretendere che tutto abbia lo stesso livello di impegno.
Ci fanno credere che possiamo avere la soddisfazione della crostata fatta in casa con lo sforzo mentale richiesto da una fettina di pollo in padella.
Ci fanno immaginare che possiamo ottenere la tavola della domenica senza aver pensato alla spesa il giorno prima.
Forse vorremmo cucinare “come una volta”, dimenticandoci che una volta la cucina occupava un posto centrale nella vita domestica, logistico prima ancora che emotivo.
La cucina di casa, storicamente, non ha mai funzionato così.
I nostri predecessori non facevano magie con un frigorifero vuoto: avevano dispense costruite nel tempo. Facevano economia domestica, conservavano quando i prodotti erano in stagione, pianificavano. Ripetevano ricette fino a renderle automatiche e soprattutto dedicavano alla cucina uno spazio mentale che oggi, realisticamente, molte persone non possono più dedicare.
Io per prima.
Perché io parlo di cucina casalinga e tradizione, sì, ma sono anche una donna che lavora. E credo che la cucina di casa contemporanea debba stare dentro questa realtà, non dentro una fantasia nostalgica irraggiungibile.
Per questo, quando scrivo una ricetta, il mio obiettivo non è creare l’illusione della cucina senza sforzo ma piuttosto offrire ricette che abbiano senso nella vita reale. E infatti la cosa che mi scrivete più spesso è proprio questa:
E secondo me questo conta più della scorciatoia a tutti i costi.
Perché una ricetta davvero funzionale non è quella con meno ingredienti in assoluto, ma quella che ti accompagna davvero fino al risultato.
Quella che non ti fa sprecare soldi, quella che non ti lascia frustrata, quella che puoi rifare. Quella che entra nella tua memoria domestica.
A volte serviranno dieci minuti e tre cose in croce, a volte servirà comprare il burro per fare una frolla: e credo non ci sia nulla di sbagliato in entrambi i casi. Credo anzi che dovremmo recuperare un’idea più onesta della cucina quotidiana: non performativa, non eroica, ma nemmeno completamente svuotata di intenzione.
Perché cucinare bene non significa fare tutto da zero ogni giorno, ma nemmeno pretendere che ogni desiderio culinario possa materializzarsi senza tempo, senza spesa e senza pensiero.
La cucina di casa vera sta proprio in quella continua trattativa tra fatica e piacere, praticità e desiderio, sopravvivenza e cura.
Ditemi la vostra, vi leggo.
A presto,
Lidia





Annotiamolo pure come l'ennesima stortura dalla realtà che ci hanno "regalato" i social (o meglio la loro enshittification). Che poi, se una ha fretta, non serve neanche la "ricetta veloce con 3 ingredienti": basta aprire lo stracchino e condire due pomodori (e che bontà!)
Sai cosa mi ha fatto sorridere? che solo 1 anno fa la farina di riso per me era proprio un "ingrediente esotico": avrei visto la tal ricetta e pensato, per un secondo, "uffa non posso provarla". E invece adesso ce l'ho sempre in dispensa e la compro nel sacchetto da 1kg, ché quelli da 400g che trovo più comunemente al super finiscono troppo in fretta e mi viene il nervoso. Proprio vero che tutte le dispense sono diverse!
La penso come te! Sui social vediamo troppi post che illustrano ricette con tre ingredienti , due e zero sbatti ( espressione orribile). Si bevono piatti ricolmi di ogni bene spacciandoli per piatto unico sano. Io personalmente non ne posso più! La cucina è anche un piacere e, nonostante i tempi che incalzano per lavoro/figli/ ecc. con un minimo di organizzazione non diventa una sfida a chi usa meno stoviglie e nemo ingredienti. Forse ci siamo persi il gusto di cucinare? Anche la curiosità di cucinare una cosa diversa? Non so.