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Avatar di Elena Pagliarini

I libri di cucina di oggi non parlano solo di noi, ma parlano anche di come si è evoluta l'editoria. Sono molti di più quelli che ci arrivano, a scrivere un libro, e nella moltitudine bisogna differenziare. Tutto va più veloce, non solo a consumare ma anche a produrre: non serve scrivere un libro buono, serve tentarne tanti di mediocri e beccare quello che premia. Ovviamente scrivo tutto questo con una nota di amarezza.

Avatar di "Nebbia" di Latte e Grappa

Concordo e aggiungo anche che essere content creator con n-mila followers non significa essere automaticamente scrittore o conoscitore profondo di tematiche, tanto da farci un libro

Avatar di Nadia

Sono d’accordo con te. Pensa che io amo leggere ( e provare) le ricette dell’Artusi, libro che era di mia mamma. Adesso sembra tutti facciano a gara ad insegnarci come fare in fretta, con tre ingredienti, o con la pratica del meal prep. per carità capita di dover preparare cena o pranzo in poco tempo ma cucinare deve essere un piacere non un compito da sbrigare in fretta.

Avatar di "Nebbia" di Latte e Grappa

Grazie Nadia.

Ne parlavo proprio un po' di tempo fa, sempre qui su Substack. Anche io la penso come te, troppa fretta: il meal prep lo pratico anche io, ma senza ansia da prestazione, anzi come un metodo per non sprecare le verdure e la frutta e per avvantaggiarmi dove possibile. E si, anche per me è un piacere ma per la maggior parte delle persone, va detto, rimane un compito da sbrigare.

Avatar di IFiglidiRoma

Di rado compro libri di cucina per me: mi piace molto cercare ricette in rete, provarle e trascriverle con le mie osservazioni quelle rare volte che cucino. Mi piace invece regalare libri di cucina e quel che mi attira in essi è la lingua. Raccontare il cibo e il suo processo di preparazione mi pare un atto poetico e una palestra della lingua, e adoro l'Artusi perché con Mazoni e più di Manzoni insegnò l'Italiano alle nostre famiglie. Io stessa ho imparato tante parole con lui, e l'ho donato a una persona a me cara perché mi è parso di capire che era curioso di parole strane e diverse. Per il resto, i libri funzionali sulla cucina, proprio per questo, non fanno per me: non riesco a vivere la cucina come esecuzione standardizzata, anche se capisco che un po' lo è, per i professionisti. Ma io non sono professionista e preferisco fare più o meno a sentimento (onde per esempio evito la pasticceria, regno dell'esattezza).

Avatar di Bela Tusa Trattoria

La stessa segmentazione è arrivata al tavolo, e da lì si vede ancora meglio. Sempre più spesso il menù non viene letto per capire cosa mangiare ma per verificare se c'è la casella giusta: proteico, senza glutine, leggero, vegetariano, poco condito. La cucina come somma di problemi da risolvere è esattamente quello, solo che invece di uno scaffale c'è una carta e un cameriere che deve rispondere. Da oste non lo dico come lamentela, perché dietro molte richieste ci sono ragioni serie e vanno servite bene. Ma il piatto che resiste a tutte le segmentazioni è sempre lo stesso: quello che non risolve niente, non ottimizza niente e si mangia perché fa piacere mangiarlo. Da noi è la cassoeula, che è grassa, lunga da fare, sta in carta solo d'inverno e non rientra in nessuna categoria. È anche il motivo per cui la gente torna.